Sul bollettino di questa settimana
LA FESTA DELLA “GRAZIA”
Ho pensato nelle scorse settimane di effettuare un semplice e un po’ strano sondaggio, per rispondere a una domanda che ogni tanto mi ritorna alla mente: “Le donne che sono state battezzate con il nome di Maria Grazia quando festeggiano il loro onomastico?”.
L’ho chiesto ad alcune amiche di Monza e Muggiò e, come mi aspettavo, non ho raccolto una risposta univoca: qualcuna festeggia il Nome di Maria (12 settembre); altre il 25 marzo (Solennità dell’Annunciazione e festa, molto popolare, del Santuario monzese di S. Maria delle Grazie).
Mi permetto di avanzare una proposta: chi porta questo nome dovrebbe festeggiare il proprio onomastico il giorno 8 dicembre, Solennità dell’Immacolata Concezione, che contempla il mistero di Maria gratia (plena). Interessante e intelligente la scelta della liturgia ambrosiana che l’8 dicembre ferma il racconto lucano dell’Annunciazione al v. 28: “Entrando da lei, (l’angelo) disse: "Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te".
La scelta è molto significativa. In questa festa, che ricorda il singolare privilegio di Maria concepita senza peccato originale, non ci soffermiamo sulla risposta di Maria, o sulla sua verginità, o sulla sua obbedienza, ma vogliamo contemplare il mistero di un Dio che la avvolge con la sua grazia. Oggi non festeggiamo le grazie, cioè i favori di guarigione o di conversione ottenute per intercessione della Vergine Madre, ma celebriamo in Lei la Grazia e siamo invitati a comprendere che questo ci riguarda personalmente, che questo è il senso stesso dell’annuncio cristiano, come afferma l’apostolo Paolo: “Per grazia infatti siete salvati mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio; né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene” (Lettera agli Efesini 2, 8-9).
Soprattutto noi, figli di un’epoca che vive di progetti sempre nuovi, che si nutre di esasperata competizione, che tutto programma e che è sempre alla ricerca del guadagno, facciamo
fatica ad entrare e nella logica della assoluta gratuità, facciamo fatica a comprendere che l’amore di Dio sempre ci precede: “Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo” (1^ Lettera di San Giovanni apostolo 4, 19). Forse è anche per questo che oggi molti cristiani hanno dimenticato l’importanza dei Sacramenti, che non sono un premio per i nostri sforzi, ma segni efficaci di una grazia che ci raggiunge in modo misterioso ma reale e ci ricordano che è impossibile amare se prima non ci sentiamo noi stessi amati dal Signore.
don Marco